Il giallo di Joseon. Dalla serie tv Bonne Apettit Maestà alla storia

La serie tv Bonne Apettit trasmessa da Netflix  ci ha portato alla scoperta dei drammi storici di Joseon l’antico  regno della Corea del XV secolo. Abbiamo scritto un’immaginaria pagina di diario della regina Yun.

Mi chiamavano 전하 cioè vostra maestà.

Quando entrai per la prima volta nel palazzo reale di Joseon ero giovane, scelta per diventare la moglie del re Seongjong. Tutto attorno a me era solenne: cortili immensi, corridoi silenziosi, dame e funzionari che abbassavano lo sguardo al mio passaggio. Ma dietro quella calma apparente viveva un mondo fatto di sussurri, rivalità e paure. A corte ogni gesto veniva osservato, ogni parola pesata.

All’inizio cercai di essere la regina che il regno voleva. Dovevo esserlo. Una regina non appartiene a se stessa, ma allo stato. Quando nacque mio figlio, il principe che un giorno sarebbe salito al trono, credetti che il mio posto fosse finalmente sicuro. Avevo dato un erede al re. Pensavo che bastasse.

Mi sbagliavo il re aveva concubine. Era normale a palazzo, parte della tradizione. Eppure ogni volta che lo vedevo sorridere a un’altra donna sentivo crescere dentro di me un’ombra. La gelosia iniziò lentamente, come una crepa invisibile. A corte le crepe non restano mai nascoste: diventano pettegolezzi, e i pettegolezzi diventano accuse.

Le dame parlavano, i funzionari osservavano, alcuni aspettavano solo il momento giusto.

Poi arrivò il giorno che cambiò tutto: durante una discussione con il re la rabbia prese il sopravvento. Non ricordo più le parole esatte, solo il momento in cui persi il controllo. Allungai la mano e graffiai il suo volto. Fu un gesto breve, quasi istintivo, ma bastò. In quel palazzo non avevo ferito solo un uomo: avevo ferito il sovrano.

Da quel momento la mia caduta fu inevitabile, i ministri iniziarono a parlare apertamente contro di me. Dicevano che una donna capace di colpire il re non poteva restare regina. Dicevano che il mio temperamento era pericoloso per l’ordine del regno. Le stesse persone che prima mi salutavano con rispetto ora mi guardavano come una minaccia.

La decisione arrivò come una sentenza già scritta.

Fui deposta il titolo di regina mi venne tolto, il mio posto a palazzo affidato a un’altra. I corridoi dove avevo camminato come sovrana mi furono chiusi per sempre. Mi mandarono lontano dalla corte, lontano dal trono, lontano persino da mio figlio.

Pensavo che l’esilio fosse la fine della mia punizione ma a Joseon nulla è davvero finito finché lo decidono i potenti.

Anni dopo arrivò un nuovo ordine dalla corte. Dicevano che la mia esistenza poteva ancora creare problemi politici. Dicevano che alcune fazioni temevano il mio ritorno o il mio nome. La verità era semplice: ero diventata una figura scomoda.

La soluzione fu rapida e silenziosa.

Mi diedero del veleno.

Così finì la vita della donna che un tempo era stata regina di Joseon. Nessun funerale reale, nessun onore. Solo il silenzio.

Ma il palazzo dimenticò una cosa: mio figlio, il bambino che avevo messo al mondo crebbe e salì al trono con il nome di re. Per anni non seppe cosa fosse davvero accaduto a sua madre. Quando finalmente lo scoprì, la verità cadde su di lui come una tempesta e la rabbia lo consumò.

Coloro che avevano partecipato alla mia caduta e alla mia morte divennero i bersagli della sua vendetta. Il palazzo che mi aveva condannata con freddezza si riempì di paura. Ministri, funzionari e studiosi furono puniti senza pietà , fu allora che molti capirono una verità troppo tardi.

La mia morte non aveva chiuso il mistero della corte aveva soltanto acceso la miccia.           

Regina Yun                                                                                     

Menghua Emma Ferraioli 2E

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